Nel calatino estetisti e parrucchieri nella morsa del lockdown «La crisi taglia le certezze». I 600 euro sono una “goccia nel mare” e la riapertura tardiva fa tremare.

Nel calatino, in particolare a San Michele di Ganzaria, aprire i saloni ancora non se parla. Perché bisogna aspettare come minino l’ultima settimana di maggio e attendere il piano di fine lockdown a cui sta lavorando, da una circa settimana, la task force voluta da Palazzo Chigi, per accompagnare il sistema Paese nella tanto attesa fase 2, quella della ripresa. Questo gruppo di luminari, guidati dal super manager Vittorio Colao, stabilirà chi e quando potrà riattivare la produzione. In attesa di questo piano, però, già si sa quali categorie riaccenderanno i motori per ultime, perché rientrano nella fascia di rischio rossa. In questa categoria ecco relegato il settore dei barbieri, parrucchieri ed estetisti, che in Italia dà impiego, secondo gli ultimi dati di Confartigianato, a quasi 400mila persone, con un volume d’affari che sfiora ogni anno il miliardo di euro. Questo settore, che ha calato le saracinesche il 9 marzo, rischia di ripartire con passo azzoppato, per via sia della crisi economica accentuatasi con il coronavirus e sia dalle normative antiassembramento. Situazione che potrebbe essere devastante nelle piccole realtà, come a San Michele di Ganzaria, dove tra il resistere e il chiudere, il passo purtroppo è spesso breve per un artigiano. 

«Quando rialzeremo la saracinesca del salone – spiega il 55enne Giuseppe Tilotta, acconciatore e titolare da 25 anni di una parrucchieria in centro storico – nulla sarà come prima. Innanzitutto dovremo far fronte ai mancati introiti di queste settimane e poi dovremmo sobbarcarci ingenti spese per garantire la nostra salute e quella dei nostri clienti, adottando sistemi di protezione. Ciò ovviamente si riverbererà sui prezzi di listino, che giocoforza subiranno degli aumenti. 

Questo scenario inevitabilmente spingerà molti a rivolgersi a quanti lavorano in nero, con il solo risultato di inquinare il mercato. Mi auguro, quindi, che lo Stato intervenga per reprimere questa piaga a tutela di chi lavora alla luce del sole, pagando fino all’ultimo centesimo di tasse». 

Il lockdown, intanto, ha aperto una voragine di perdite nei bilanci di queste attività, che, in generale, attendevano l’avvento della primavera per ripigliare fiato dopo la fiacca invernale, come ammette la 35enne parrucchiera Viviana Milazzo: «Stiamo registrando perdite enormi, perché di questi tempi negli anni passati si programmava il lavoro su feste comandate, confessioni, comunioni, cresime e soprattutto matrimoni. Ora è tutto in bilico, in attesa della decisione del Governo nazionale. Nel frattempo sto cercando di adattare l’attività a ogni tipo di precauzione per prevenire i contagi. Useremo dispositivi monouso, igienizzanti e sterilizzatori per tutto. Mi auguro che lo Stato capisca il momento terribile che stiamo affrontando, venendoci magari incontro con agevolazioni fiscali». 

«Sono conscia che il tempo perduto – sostiene la 40enne Luisa Mezzanotte, estetista – non lo recupereremo più. Non nascondo che sulla ripartenza nutro sentimenti contrastanti, poiché da un canto sono fiduciosa che la clientela ritorni dopo questo autoisolamento collettivo e dall’altro temo però che le restrizioni avranno un peso non indifferente. Il lavoro, infatti, sarà impostato in modo diverso, perché gli ingressi saranno contingentati, non ci potranno essere assembramenti in sala d’attesa e infine si dilateranno i tempi tra un servizio e l’altro, per consentire la sanificazione degli ambienti e delle strumentazioni». Per questa categoria di artigiani il bonus da 600 euro del decreto “Cura Italia” è stato una goccia in un mare di bisogni, che per essere superati occorre immettere liquidità nel sistema. Diversamente sarà de profundis.

Martino Geraci per la Sicilia (18 apr 2020)

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